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Classificazione:
Ordine: Squamata
Sottordine: Gekkota
Famiglia: Gekkonidae
Sottofamiglia: Diplodactylinae
Genere: Rhacodactylus
Specie: ciliatus
Distribuzione: il ciliatus
è un geco semi-arboricolo endemico della foresta
primaria della Nuova Caledonia, in particolare esso
vive nel sud dell’isola di Grand Terre, sull’isola
di Kotomo e a Isle of Pines.
Le temperatura in queste zone oscilla tra i 20°C
e i 25°C quasi tutto l’anno, con massime intorno
30°C nella stagione estiva e minime che raramente
scendono sotto i 20°C anche nella stagione invernale.

L’umidità relativa fluttua
tra il 60% e il 70% tutto l’anno.
Descrizione: fu Guichenot
nel 1866 a descriverlo per primo.
E’ comunemente chiamato “Geco crestato”
(o “Geco ciliato”); questo nome ne riflette
la caratteristica peculiare, ossia la cresta (più
o meno sviluppata a seconda dell’esemplare) composta
da squame di aspetto “spinoso” che si delinea
a partire dal bordo della testa superiore a ciascun
occhio, procedendo poi lungo i margini del collo e di
parte del dorso.
Come la maggior parte dei gechi il ciliatus è
notturno; in natura durante il giorno riposa nascosto
tra il fogliame della vegetazione in attesa del crepuscolo.
La sua alimentazione è basata su insetti e frutta
che si procura durante la notte nell’alta volta
della foresta. E’ un geco agile e abilissimo nel
salto e riesce a compiere balzi da un ramo all’altro
con grande rapidità.

Il Rhacodactylus ciliatus
Gli esemplari adulti misurano generalmente 20-25 cm
di lunghezza coda compresa, per un peso variabile tra
i 30 e i 50 g.
La testa è di forma triangolare ed è
“appiattita” in senso dorso-ventrale; spiccano
in essa i grandi occhi di colore variabile con pupilla
verticale e privi di palpebre. Il ciliatus presenta
inoltre delle “sacche” di deposito del calcio
di riserva, facilmente osservabili sul palato nella
bocca.

Particolare della testa e della cresta
del Rhacodactylus ciliatus
Le zampe possiedono cinque dita dotate sia di lamelle
sub-digitali, che permettono al geco di arrampicarsi
anche sulle superfici più lisce, sia di unghie.

Particolare della zampa in cui si notano
le lamelle subdigitali
La coda ha una lunghezza pari quasi a metà delle
dimensioni totali dell’animale, è semiprensile
e termina anch’essa con lamelle adesive sulla
parte ventrale. In natura la maggior parte degli esemplari
osservati è priva di coda: una volta staccatasi
per autotomia, infatti, non viene rigenerata come accade
invece in altre specie.
Il dimorfismo sessuale è molto accentuato e
riconoscere il sesso degli individui adulti è
piuttosto semplice: i maschi presentano infatti alla
base della coda due grossi bulbi sporgenti che contengono
gli emipeni, che ovviamente mancano nelle femmine; sono
osservabili anche pori femorali negli esemplari di sesso
maschile. Entrambi i sessi presentano inoltre una coppia
di squame modificate visibili ai lati della cloaca,
di dimensioni maggiori nei maschi.
 
Particolare della zona cloacale di
una maschio (a sinistra) e di una femmina (a destra)
La variabilità cromatica e del pattern della
specie è elevata anche in natura; in cattività
si stanno selezionando nuovi morph sempre più
elaborati, sebbene la genetica correlata alle colorazione
di questi animali presenti ancora numerose lacune, e
difficilmente l’aspetto che avrà la progenie,
frutto dell’accoppiamento di due esemplari con
determinate caratteristiche, sarà prevedibile.
 
Esempio di come il morph della progenie
sia difficilmente predeterminabile: i due gechi della
foto, benché presentino pattern molto diversi
tra loro, sono infatti fratelli
Il colore del geco cambia inoltre a seconda dello stato
e del momento del giorno, schiarendosi durante le ore
di luce mentre il ciliatus riposa.
 
Lo stesso esemplare con colorazione
notturna (a destra) e diurna (a sinistra)
Allevamento: la gestione
della specie in cattività non presenta grandi
problematiche in quanto il ciliatus è un geco
robusto che non presenta particolari esigenze per parametri
quali temperatura e umidità. Inoltre in commercio
si trovano solo esemplari nati in cattività poiché
la cattura e l’esportazione di animali dalla Nuova
Caledonia sono bloccate; questo fa si che non ci si
debba confrontare con i classici problemi di adattamento
alla vita in terrario di soggetti prelevati in natura.
Terrario: la scelta o
la costruzione della “casa” che ospiterà
il o gli esemplari da allevare deve tenere conto delle
esigenze arboricole di questo geco; per questo è
necessario cercare o creare terrari sviluppati in verticale
piuttosto che in lunghezza o profondità.
Le dimensioni generalmente consigliate per una coppia
o un trio sono di circa 40cm x 30cm x 40-50 cm H; suggerisco
anche di costruire almeno una parete del terrario in
rete in modo da ottimizzare il ricircolo dell’aria.
Una volta progettata o acquistata la struttura che
ospiterà il ciliatus si dovrà scegliere
se arredare il tutto per predisporre un’ambientazione
naturalistica o se prediligere la praticità mantenendo
solo l’arredamento essenziale per la vita del
geco.
Nel primo caso ci si potrà davvero sbizzarrire
nel ricreare una micro foresta tropicale con piante
vere ovviamente non tossiche (pare che il Ficus benjamina
sia una delle piante preferite da questo geco), rami,
cortecce e muschio, a seconda dei gusti dell’allevatore;
nel secondo caso basterà della carta assorbente
come substrato, qualche ramo, qualche pianta finta e
una corteccia che funga da tana. Io ho optato per la
seconda scelta, che consiglio vivamente se si vuole
tentare la riproduzione del ciliatus, per evitare di
dover letteralmente smantellare tutto il set-up naturalistico
per cercare le uova ad ogni deposizione.
Temperatura e umidità: generalmente per via
delle temperature tutto sommato “miti” richieste
nell’allevamento non si usano fonti di riscaldamento
e il ciliatus si adatta bene alle nostre temperature
“casalinghe”; la fascia ottimale di temperatura
per l’allevamento del ciliatus va dai 24°C
ai 30°C: indicativamente queste temperature si ottengono
senza particolari accorgimenti da Febbraio-Marzo fino
ad Ottobre-Novembre.
E’ importante notare che nella stagione invernale
l’abbassamento delle temperature e la naturale
diminuzione delle ore di luce porta inevitabilmente
il metabolismo del geco a rallentare. Questo processo
avviene anche in natura e quando la temperatura scende
sotto i 20°C il ciliatus cade in una sorta di letargia
che prende il nome di bruma.
In questo periodo l’animale è molto meno
attivo, resta rintanato gran parte del tempo e si alimenta
pochissimo. Durante questa fase lo stato di salute del
geco va comunque regolarmente monitorato, per intervenire
tempestivamente ripristinando gradualmente la temperatura
ottimale in caso di osservazione di fenomeni anomali
come l’eccessivo dimagrimento dell’esemplare:
in condizioni ottimali infatti, sebbene l’assunzione
di cibo da parte del geco sia molto ridotta, non si
riscontrano grandi perdite di peso.
La bruma, che in cattività generalmente inizia
ad Ottobre-Novembre e termina a Febbraio-Marzo, non
danneggia in alcun modo individui sani, anzi, è
consigliata se si vuole riprodurre il ciliatus, in quanto
questo periodo di “stop metabolico” seguito
poi dall’aumento delle ore di luce, delle temperature
e dell’umidità relativa all’inizio
della stagione riproduttiva, stimola notevolmente la
riproduzione dell’animale.
La bruma non è indispensabile se non si intende
tentare la riproduzione del ciliatus, e può essere
evitata mantenendo la temperatura ottimale nel terrario
con una fonte di calore, utilizzando per esempio uno
spot, una piastra o un cavetto riscaldante. Il mio consiglio
è comunque quello di rispettare il naturale ciclo
vitale dell’animale anche se non si intende riprodurlo,
lasciandolo cadere in letargia nella stagione fredda.
Animali debilitati non vanno sottoposti al periodo
di bruma, per evitare il peggioramento della già
precaria condizione di salute dell’esemplare a
cui si andrà certamente incontro a causa della
naturale riduzione dell’attività metabolica
del geco durante questa fase; lo stesso vale per esemplari
baby poiché il loro sviluppo si interromperebbe
rallentandone notevolmente la crescita.
Per quanto concerne l’umidità relativa,
l’allevamento del ciliatus anche in questo caso
non richiede particolari accorgimenti e l’umidità
presente normalmente nelle abitazioni è sufficiente
per la corretta stabulazione del geco se si nebulizza
abbondantemente il terrario tutte le sere con un normale
“spruzzino”.
Illuminazione: non sono
indispensabili particolari fonti di luce per l’illuminazione
del terrario; la normale luce che filtra dalle finestre
delle abitazioni è perfetta per l’allevamento
del ciliatus anche perché le variazioni naturali
delle ore di luce solari regoleranno, assieme alle fluttuazioni
di temperatura, il ciclo vitale stagionale del geco.
Nel caso si voglia comunque fornire illuminazione al
terrario un neon a luce bianca è ottimo per lo
scopo; l’importante è cercare di riprodurre
artificialmente le variazioni di luce, che avvengono
naturalmente durante l’anno diminuendo quindi
le ore di illuminazione durante l’inverno.
Ovviamente in caso di terrari naturalistici con piante
vere un neon fitostimolante incrementa la crescita delle
piante e migliora l’aspetto generale del set-up
risaltandone i colori.
UVB/UVA: nell’allevamento
di rettili si usano spesso fonti luminose che riproducono
i raggi ultravioletti che fanno parte della radiazione
solare naturale; in particolare gli UVB intervengono
nella sintesi della vitamina D3, fondamentale per la
salute degli animali poiché ha un’importante
ruolo nel metabolismo del calcio: la vitamina D3 infatti
è indispensabile per l’assorbimento intestinale
di questo elemento e per la sua fissazione nelle ossa.
Personalmente non uso neon UVB/UVA né con individui
adulti né giovani; questo perchè i ciliatus
sono notturni ed è plausibile pensare che anche
in natura non ricevano molti raggi ultravioletti;
inoltre stando nascosti al riparo della luce durante
il giorno sarebbe difficile “irradiarli”
con UVB/UVA anche con l’utilizzo di un neon specifico.
Integrando regolarmente con Ca e vitamina D3 non è
quindi necessario l’utilizzo di un neon UVB/UVA;
a riprova di ciò posso dire che nessuno degli
adulti in mio possesso (ad eccezione di uno dei primi
due esemplari che ho iniziato ad allevare che presentava
sintomi carenziali di Ca già al momento in cui
mi venne affidato) e nessuno dei baby nati durante il
2005 ha accusato patologie legate a carenze di Ca e
vitamina D3 nonostante non abbia utilizzato nessun neon
a radiazione ultravioletta.
Alcuni allevatori consigliano comunque di utilizzare
neon UVB/UVA 2-5% soprattutto con individui baby o comunque
giovani.
Alimentazione: il ciliatus,
come tutti i gechi, è principalmente carnivoro,
e si nutre in prevalenza di insetti; oltre che da essi,
parte integrante della sua dieta è costituita
anche da frutta.
Esistono oggi mangimi specifici liofilizzati da miscelare
con acqua creati appositamente tenendo conto delle esigenze
alimentari del ciliatus, che da soli potrebbero costituire
la normale dieta del geco; personalmente li utilizzo
ma non come sostitutivo di insetti o frutta, piuttosto
come “integratori”, sebbene numerosi allevatori
usino con successo questi preparati come unico alimento.
Per l’apporto di insetti nell’alimentazione
si utilizzano prede vive quali grilli, blatte, camole
e tarme della farina; nella bella stagione insetti selvatici
come cavallette prelevate in zone non contaminate, costituiscono
una valida variazione ai soliti insetti da pasto.
Il metodo più facile ed usato per somministrare
la frutta consiste nell’utilizzo di omogeneizzati
alla frutta; dalla mia osservazione pare che i più
apprezzati siano omogeneizzati ai frutti tropicali o
a base di mela e banana.
Aggiungo alcuni ingredienti all’omogeneizzato
e preparo un composto secondo questa ricetta:
- una confezione di omogeneizzato ai frutti tropicali
(o alla mela e banana);
- un cucchiaino da caffè di Ca + Vitamina D3
(esistono varie ditte che producono questo integratore;
al momento utilizzo il “Repcal”)
- un cucchiaino da caffè di mangime specifico
in polvere della “T-Rex” (ne esiste un altro
che ancora non ho provato, il “Clark’s diet”,
che a differenza del primo non è però
sufficiente a sostituire la normale alimentazione del
ciliatus)
Mescolo per prima cosa il Ca + Vitamina D3 con il mangime
“T-Rex” in un contenitore, poi verso l’omogeneizzato
e amalgamo il tutto. Ovviamente se non si hanno molti
esemplari la quantità di composto prodotto con
queste dosaggi sarà superiore alle necessità;
per conservare l’avanzo basta surgelarlo in quei
contenitori che si utilizzano per fare i cubetti di
ghiaccio: così facendo al momento del bisogno
sarà sufficiente scongelare la quantità
necessaria di prodotto a seconda delle esigenze, evitando
così sprechi e velocizzando le operazioni di
preparazione dei pasti.
Devo aggiungere che gechi abituati solo a mangiare
omogeneizzato puro senza l’aggiunta del mangime
in polvere non accettano subito il prodotto a base di
omogeneizzato “corretto” secondo la ricetta:
è dunque necessario aggiungere il mangime liofilizzato
dapprima in quantità ridotte aumentando gradualmente
la concentrazione dello stesso nel preparato ad ogni
somministrazione.
Alcuni allevatori eliminano totalmente l’uso
di prede vive aggiungendo omogeneizzato di pollo all’
omogeneizzato alla frutta; credo comunque che il metodo
migliore rimanga quello di somministrare insetti vivi.
Per servire il composto si possono utilizzare contenitori
bassi e larghi come i piattini per le tazze da caffè
oppure tappi di bottiglia o simili; io utilizzo i coperchi
che vengono applicati sui bicchieri delle bevande nei
fast food: hanno un costo irrisorio all’ingrosso
e dopo l’utilizzo vengono buttati evitando di
dover lavare di volta in volta ciotole o contenitori
vari.
Da Marzo a Ottobre somministro i pasti di sera a giorni
alterni secondo questo schema:
- Primo giorno: preparato a base di omogeneizzato
- Secondo giorno: preparato a base di omogeneizzato
- Terzo giorno: insetti
Alcuni allevatori forniscono invece prede vive due
volte alla settimana e omogeneizzato una sola volta;
ci tengo a precisare che la quota proteica della razione
è fondamentale per il corretto mantenimento del
ciliatus, e che è quindi sbagliato pensare di
poterlo alimentare solo con omogeneizzato.
A Novembre, mese in cui comincia il periodo di bruma,
inizio a ridurre gradualmente la quantità di
cibo offerto e le somministrazioni dei pasti passano
da 3 a 2 volte per settimana; ricomincio poi a ripristinare
la normale quantità di cibo servita in Febbraio,
mese in cui il periodo di letargia generalmente termina.
Ovviamente oltre all’alimentazione è necessario
fornire al ciliatus anche acqua; si può utilizzare
allo scopo una ciotola che la contenga, anche se raramente
i gechi bevono direttamente dal contenitore: il ciliatus
si abbevera praticamente sempre leccando le gocce che
si formano nel terrario a seguito della nebulizzazione
giornaliera; per questo motivo ho smesso di utilizzare
ciotole contenenti acqua.
Integratori e Somministrazione: ne esistono in commercio
di vari tipi e di varie marche; premetto subito che
sconsiglio l’uso di prodotti poli-vitaminici in
condizioni di normale salute dei ciliatus, poiché
essi assimilano vitamine a sufficienza dall’omogeneizzato
somministrato nell’alimentazione.
Importanza fondamentale ha invece l’integrazione
di Calcio e Vitamina D3 per i motivi precedentemente
citati; esistono anche in questo caso prodotti specifici
per rettili che contengono unicamente una miscela di
Ca e Vitamina D3 che necessariamente vanno utilizzati
durante l’allevamento del ciliatus per prevenire
patologie come la malattia ossea metabolica (MOM).
Oltre all’aggiunta dell’integratore nel
composto a base di omogeneizzato descritto sopra, bisogna
integrare anche gli insetti da somministrare: per farlo
basta mettere le prede in un contenitore con un po’
di Ca e Vitamina D3 e agitare il tutto in modo da ricoprire
leggermente gli insetti da pasto con l’integratore.
Alcuni allevatori lasciano anche a disposizione un contenitore
con il calcio all’interno del terrario, in modo
che il geco possa nutrirsene all’occorrenza.
Si possono monitorare le scorte di calcio del ciliatus
aprendo delicatamente la bocca del geco ed osservare
il grado di riempimento delle sacche di riserva, che
si presentano come due masse bianco-giallastre, poste
al di sotto degli occhi nella cavità orale.
Le carenze di Ca si osservano nei casi meno gravi con
lo sviluppo del cosiddetto “floppy tail”,
in cui la coda rimane “sollevata” o comunque
“storta” alla base a causa della deformazione
delle ossa pelviche; la deformazione viene inoltre accentuata
se il geco staziona spesso in posizione verticale con
la testa rivolta verso il basso, in quanto la coda non
è in grado di aderire alla superficie come in
normali condizioni e la sua posizione anomala accentua
l’innaturale piegamento delle ossa pelviche stesse.

Floppy-tail in una femmina adulta
Aumentando l’integrazione di Ca e Vitamina D3
il problema viene facilmente risolto sebbene le ossa
pelviche del geco non tornino mai come prima; nei casi
più gravi si può intervenire privando
il ciliatus della coda.
Patologia ben più grave è la MOM (malattia
ossea metabolica), che porta ad una decalcificazione
delle ossa in particolare della colonna vertebrale,
delle zampe e della mandibola; negli stadi più
avanzati, il geco presenta evidenti malformazioni e
tremori legati alla carenza di Ca. Inutile dire che
in caso di MOM la visita da parte di un veterinario
è d’obbligo; oltre alla terapia prescritta
dallo stesso e all’aumento delle integrazioni,
è utile inserire nel setup un neon UVB/UVA per
cercare di stimolare la sintesi di Vitamina D3.

Malattia ossea metabolica (MOM) in
stadio avanzato in un esemplare maschio
Riproduzione: l’allevamento
del ciliatus non presenta grosse difficoltà nemmeno
in questa fase.
Occorre premettere che per nessuna ragione vanno tenuti
due maschi assieme nello stesso terrario in nessun periodo
dell’anno vista la spiccata territorialità
che presentano, o si assisterà inevitabilmente
a violente lotte che porteranno a ferite da morso ed
autotomazione della coda da parte degli esemplari.
Si possono però tenere due o più esemplari
di sesso femminile con un unico maschio senza grandi
problemi, anche se mi è capitato di dover separare
femmine che presentavano segni di aggressività
nei confronti di altre femmine.
E’ bene aspettare che gli individui scelti per
la riproduzione abbiano almeno un anno di vita, prestando
attenzione che la femmina abbia raggiunto i 35g di peso
corporeo.
Dopo aver tenuto separata la coppia durante il periodo
di brumazione, a Marzo gli esemplari vanno uniti nello
stesso terrario; dopo poco tempo iniziano gli accoppiamenti
durante i quali il maschio sale sul dorso della femmina
spesso mordendola in corrispondenza del collo. In questo
periodo non è raro udire delle vocalizzazioni
da parte dei due esemplari.

Accoppiamento di due esemplari adulti
Una volta avvenuto l’accoppiamento, dopo tre
o quattro settimane la femmina depone due uova (talvolta
uno solo) di 2 cm circa, generalmente durante la notte;
è importante quindi creare una zona nel terrario
in cui l’animale possa deporre: utilizzo per lo
scopo un contenitore per alimenti delle giuste dimensioni
(quelli da me usati misurano 20cm x 20 cm x 15 cm H),
riempito per ¾ dell’altezza con della torba
umida con un foro sul coperchio in modo da permettere
alla femmina di entrarci e di scavare per la deposizione.
Ovviamente se il terrario presenta un set-up naturalistico
la femmina non necessariamente depone all’interno
del contenitore fornito: per questo consiglio, se si
intende tentare la riproduzione, di utilizzare solo
carta assorbente come substrato nel terrario, in modo
che il geco deponga istintivamente nel contenitore con
la torba, facilitando le operazioni di ricerca e di
recupero delle uova.

Femmina durante la deposizione
Si sente spesso dire che il ciliatus depone sulla carta
assorbente se le uova non sono fertili: posso dire quasi
con certezza che ciò non è vero, poiché
sei delle otto uova deposte dalle mie femmine al di
fuori del contenitore con la torba durante il 2005 sono
giunte alla schiusa senza problemi; le due rimanenti
purtroppo erano già state gravemente danneggiate
dai gechi stessi prima che potessi prelevarle dal terrario.
I ciliatus se lasciati a coppie si riproducono tutto
l’anno anche durante i mesi più freddi;
il mio consiglio è di far deporre la femmina
non più di 6-7 volte durante l’anno separandola
dal maschio dopo l’ultima deposizione; le femmine
di ciliatus smettono infatti di deporre in assenza di
un maschio, a differenza di femmine di altre specie
che depongono uova sebbene non sia avvenuto alcun accoppiamento.
Una volta divisi, gli esemplari vanno nutriti regolarmente
per circa un mese dopo l’ultima deposizione in
modo che possano recuperare le energie spese durante
la stagione riproduttiva.
Così facendo saranno pronti ad affrontare la
bruma durante i mesi freddi (normalmente da Novembre
a Febbraio) senza rischi per la salute; in questo periodo
gli animali potranno così “riposarsi”
in vista della stagione successiva.
Terminata la fase di letargia verso Febbraio, in concomitanza
con il rialzo delle temperature e con l’aumento
delle ore di luce, vengono ripristinate le normali razioni
di cibo; prima di riunire i riproduttori occorre aspettare
circa un mese, in modo che abbiano tempo di recuperare
l’eventuale peso perduto durante la brumazione.
Capita talvolta che la femmina abbia problemi durante
la gestazione, e non riesca a deporre le uova: questa
patologia prende il nome di distocia e può portare
alla morte dell’animale. Inutile dire che le femmine
che non riescono a deporre devono essere tempestivamente
portate da un veterinario, che provvederà ad
indurre farmacologicamente la deposizione o opererà
il geco per estrarre le uova.
Incubazione delle uova: una volta avvenuta la deposizione,
occorre per prima cosa preparare il contenitore che
ospiterà le uova fino alla schiusa; io utilizzo
delle scatolette trasparenti utilizzate solitamente
nei supermercati per contenere i prodotti gastronomici:
costano poco all’ingrosso, possono essere sigillate
e consentono il regolare controllo delle uova senza
dover essere aperti ogni volta.
Le vaschette vanno forate con uno spillo per garantire
un minimo di circolazione dell’aria; alcuni allevatori
non praticano i fori e si limitano ad aprire settimanalmente
la vaschetta per il ricambio d’aria.
È ovviamente necessario inserire nel contenitore
un sub-strato su cui appoggiare le uova stesse: i materiali
più utilizzati allo scopo sono vermiculite, perlite,
torba o vermiculite e perlite miscelati; personalmente
trovo che la vermiculite sia perfetta per ottenere la
schiusa.
Il sub-strato deve essere tenuto sempre umido: occorre
quindi aggiungere dell’acqua prima dell’inserimento
delle uova, secondo il rapporto di 1(peso del sub-strato):1(peso
dell’acqua) nel caso si utilizzino vermiculite
o torba, oppure di 2:1 se si utilizza perlite.
Preparata la scatola per l’incubazione le uova
possono essere prelevate delicatamente dal sito di deposizione:
nel fare ciò bisogna prestare attenzione a non
capovolgerle o ruotarle, o gli embrioni contenuti in
esse potrebbero morire; prese con cautela, le uova devono
essere trasferite sul sub-strato nella vaschetta, chiudendola
poi con il relativo coperchio.
Ovviamente il sub-strato tende a disidratarsi col tempo,
specialmente se la scatoletta è stata forata;
occorre quindi inumidirlo regolarmente a seconda delle
necessità, prestando attenzione a non bagnare
direttamente le uova che potrebbero danneggiarsi.
Un metodo meno empirico consiste nel pesare il contenitore
appena sigillato registrandone il peso totale iniziale;
la scatoletta deve essere poi frequentemente controllata
e pesata per calcolarne le eventuali variazioni di peso,
che indicano la quantità di acqua evaporata e
che deve quindi essere aggiunta.
La vaschetta contenente le uova deve essere poi sistemata
in un’incubatrice che mantenga la temperatura
ottimale che va dai 22°C ai 27°C. Le uova aumentano
di volume in modo sensibile soprattutto dopo il primo
mese di incubazione ed impiegano mediamente tra i 70
e i 100 giorni a schiudere a seconda della temperatura
di incubazione.

Nascita di un Rhacodactylus ciliatus
A differenza di altre specie, sembra che nel ciliatus
il sesso dei nascituri non sia legato alla temperatura
di incubazione, anche se incubando le uova al di sotto
dei 24°C pare aumentino le probabilità di
ottenere individui di sesso femminile.
Durante il 2005 ho tenuto tutte le uova a temperature
minime di 23°C e massime di 24°C con tempi di
schiusa variabili tra i 77 e gli 84 giorni ottenendo
un discreto numero di femmine (non posso quantificare
con precisione perché alcuni baby sono stati
ceduti prima di un possibile sessaggio).
Osservando le statistiche effettuate da grandi allevatori
pare che i maschi impieghino generalmente meno di 80
giorni a nascere, mentre le femmine più di 80-90.
Allevamento dei baby: al momento della nascita gli
esemplari baby misurano circa 7cm di lunghezza e hanno
un peso medio compreso tra 1g e 2g; il loro allevamento
non differisce molto da quello degli adulti.
I giovani ciliatus iniziano ad alimentarsi generalmente
dopo 3-5 giorni di vita, cioè una volta che hanno
completamente assorbito il sacco vitellino.
Fino alla comparsa dei caratteri sessuali possono essere
tenuti diversi esemplari della stessa taglia nella medesima
struttura, anche se consiglio di allevarli separatamente
in modo da poter monitorare facilmente la quantità
di cibo assunta e lo stato di salute di ogni individuo.
Un piccolo fauna-box (io utilizzo contenitori di 20cm
x 15cm x 15-20cm H) con carta assorbente come sub-strato
e qualche ramo è perfetto per un esemplare baby.
Alimento i piccoli tutte le sere solo con prede vive
fino a quando superano i 10 cm di lunghezza, integrando
con Ca e vitamina D3 ogni 4-5 giorni; oltrepassati i
10 cm inizio poi a somministrare i pasti a giorni alterni
con una sola integrazione settimanale. Fornendo solo
cibo vivo nei primi mesi di vita,ho infatti notato che
i giovani ciliatus crescono più velocemente e
diventano più robusti.
Quando raggiungono all’incirca i 14 cm di lunghezza
sostituisco un pasto a base di insetti con il preparato
a base di omogeneizzato ed inizio a seguire le stesso
schema di alimentazione adottato per gli adulti; i ciliatus
normalmente evitano di cibarsi dell’omogeneizzato
le prime volte che gli viene somministrato, ma imparano
a mangiarlo senza problemi durante la crescita.
L’umidità deve essere mantenuta piuttosto
alta nebulizzando mattina e sera durante i primi giorni
di vita, in cui il geco muta varie volte.

Giovane esemplare in muta
In inverno bisogna provvedere a riscaldare i piccoli
se le temperature scendono troppo; per farlo io utilizzo
una piastra riscaldante posta sotto i fauna-box.
In condizioni ottimali i giovani ciliatus crescono
rapidamente e attorno ai 4-6 mesi di vita iniziano a
svilupparsi le sacche degli emipeni nei maschi; prima
dello sviluppo dei caratteri sessuali è però
molto difficile il sessaggio gli individui di questa
specie.
Talvolta in alcuni esemplari di ciliatus si osserva,
nonostante i parametri di allevamento siano ottimali,
un temporaneo blocco della crescita che può anche
protrarsi per diversi mesi, seguito poi da un periodo
di “crescita esplosiva” , con incremento
rapidissimo del peso e delle dimensioni corporee.
Mi sono avvicinato all’allevamento di questi
magnifici gechi nel 2004, quando mi vennero dapprima
affidati e poi definitivamente regalati due esemplari
acquistati alla fiera terraristica di Hamm da un amico.
Rimasi subito affascinato da questi animali in tutto
e per tutto, a partire dall’aspetto e dalle abitudini
comportamentali, tanto da decidere di concentrarmi solo
sull’allevamento di questa specie e di tutto il
genere Rhacodactylus.
di Giovanni Galbussera (Godspeed) |